Articolo di Giulio Piccin
È passato ormai più di un anno da quel 8 maggio 2025, dove il Cardinale Robert Francis Prevost, dopo la fumata bianca e l’usuale “Habemus Papam”, è diventato il primo Papa nord-americano della storia Vaticana( seguendo la tendenza del suo predecessore Bergoglio, come secondo Papa extra-europeo della Storia, una delle poche cose in comune), sotto il nome di Leone XIV.
Il Santo padre impegnato nella sua Tournée Spagnola, è una figura divisiva. I pochi sorrisi, la maggior presa politica rispetto a Francesco, la provenienza, pongono in molte persone critiche e diffidenza. Ma siamo sicuri che il metodo francescano di “amore e legame” sia più ragionevole del metodo “prevostiano”? L’immagine pubblica di Bergoglio, è stata quella di un “Papa del popolo”: gesti spontanei, linguaggio quotidiano, attenzione ai piccoli gesti, ma sopratutto, ha posto fortemente al centro della sua dottrina la misericordia, l’accoglienza degli ultimi, l’attenzione ai poveri e il dialogo con chi è lontano dalla chiesa.
Prevost viene visto come un (1) ritorno dell’autorità morale. La dottrina seguita dal Papa americano rappresenta un chiaro messaggio: Il pontefice non deve adattare il suo messaggio cristiano alle tendenze del momento, ne deve trasformare la chiesa in un gruppo di investitori che cerca consensi. Ma al contrario, Leone vuole (e deve) indicare una strada anche quando questa risulta difficile, impopolare o controcorrente, l’accoglienza non elimina il bisogno di una direzione, la Chiesa non insegue il consenso. “Una chiesa che cerca soltanto di essere accettata dal mondo rischia di smettere di avere qualcosa da dire al mondo”. Il Pontefice,(2) rifiuta il concetto del “tutto è lecito“: una società che non è più capace di evidenziare cosa è giusto da cosa è sbagliato rischia di perdere la capacità di educare le nuove generazioni. Il buonismo, nasce dalla paura di giudicare, ogni comportamento infatti viene considerato una scelta personale che nessuno può mettere in discussione. Il problema del nostro tempo, non è che siamo diventati troppo buoni; è che spesso abbiamo confuso la bontà con la paura di dire che esiste un bene ed un male. Insomma, la dottrina di Leone XIV, pone una (3) lotta alla banalizzazione della fede, in un mondo che tende a rendere tutto informale e immediato, la chiesa ricorda che esistono realtà che richiedono silenzio, rispetto e contemplazione.
Città del Vaticano di canto suo, deve stare attenta a non confondere il ripristino della sua identità, all’essere contro l’adattamento al mondo moderno. È innegabile che il suo potere non si rialzerà mai, e allo stesso tempo, vive in un’epoca dove si deve fare i conti con nuove questioni etiche: AI, tutela della libertà umana, privacy e molte altre cose. La storia degli ultimi due secoli, ci insegna come le grandi novità (nel mondo d’oggi, l’intelligenza artificiale sopra tutto) possano portare insieme a grandi vantaggi anche grossi pericoli. La posizione della chiesa non dovrebbe essere una condanna al progresso, ma al contrario come un dono dell’intelligenza umana. Il problema nasce quando l’uomo smette di essere il padrone della tecnologia e diventa uno strumento nelle mani di ciò che ha creato. Il processo di digitalizzazione, ha sicuramente contribuito ad aumentare la crisi spirituale dell’individuo e il relativismo morale. La vera sfida quindi, non è avere più libertà, ma ricordarsi che senza una direzione essa si può trasformare in una forma di “schiavitù tecnologica”. Un’altra sfida del papa si basa sulla fiducia. La chiesa cattolica non si è ancora ripulita dai vari scandali che l’hanno fatta oggetto di cronaca (pedofilia e accuse sessuali sopratutto), la dottrina “prevostiana” potrà essere adatta a ricucire il rapporto tra la santa sede e i fedeli?
Il tempo dirà quale sarà il vero volto del pontificato di Leone XIV. Ma una cosa appare già chiara: in un’epoca dominata dalla paura del conflitto e della ricerca del consenso, la sua voce sembra riportare al centro parole che per molti erano diventate scomode: responsabilità, sacrificio, limite e verità.
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